Vulci è conosciuta soprattutto come una delle grandi città dell'Etruria (ne parliamo nella pagina dedicata alla città etrusca e in quella sul Ponte del Diavolo), ma il parco archeologico è anche uno dei luoghi migliori della Tuscia per unire archeologia e cammino. Il pianoro dell'antica città è inciso dal fiume Fiora, che scorre tra pareti di roccia vulcanica e vegetazione formando un paesaggio sorprendentemente selvaggio. I percorsi attraversano resti urbani, strade antiche e zone naturali fino ad avvicinarsi al fiume: in pochi chilometri si passa dalla città etrusco-romana a un vero ambiente di canyon.
Camminare nell'antica città
La visita comincia sul pianoro di Vulci, dove sono visibili resti di edifici, strade e strutture appartenenti alle diverse fasi della città. Percorrere il sito a piedi aiuta a comprenderne le dimensioni molto meglio di una visita limitata ai monumenti principali. Da qui alcuni itinerari scendono verso la valle del Fiora e collegano la parte archeologica al paesaggio naturale.
Il Fiora e il laghetto del Pellicone
Il fiume ha scavato le rocce vulcaniche creando gole e pareti ricoperte di vegetazione. Uno dei punti più conosciuti è il laghetto del Pellicone, raggiunto anche da itinerari escursionistici organizzati dal parco. La Fondazione Vulci propone inoltre percorsi di archeotrekking che combinano l'area urbana, le necropoli, il fiume e tratti più impegnativi — alcuni effettuati soltanto con guida e prenotazione.
Due letture complementari
Vulci merita due letture complementari: quella archeologica, e quella naturalistica, concentrata sui sentieri e sulla valle del Fiora. Il grande Ponte dell'Abbadia resta comunque il punto più riconoscibile per concludere la giornata.





